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Lo scorso sabato mattina (22/06/2013), con adulti, e bambini, che hanno fermamente resistito ai richiami delle sirene ammaliatrici che chiamavano dalla spiaggia, per ridurre con le frescure dell’Adriatico i tormenti della canicola estiva, si è tenuto il seminario “La Lingua veicolo per abitare la città”.

I relatori e il pubblico si sono confrontati sui rapporti tra lingua, lingue e cittadinanza, presso l’accogliente sala congressi di Savignano sul Rubicone intitolata a Salvador Allende. Un incontro sotto lo sguardo attento di Secondo Casadei che, con le note della ormai internazionale “Romagna mia”, dalla storica foto che campeggia in sala, sembra invitare la comunità a far diventare nostra, nostre, le affascinanti e, spesso, contraddittorie lande romagnole.

Un’appropriazione al plurale che superi sterili egocentrismi e segua i principi dell’alterità, della diversità, di una “comunità che prenda corpo nel confronto tra le proprie identità, le proprie radici e quelle dell’altro da sé” (A. Melucci). Una vera e propria sfida che vede le “Regioni a fianco dello Stato, e viceversa, collaboranti in maniera sussidiaria e abitanti la stessa casa dell’Unione Europea” (M. Barbieri). Ridisegnando in modo nuovo i principi di appartenenza e di cittadinanza, rimodellati nel quotidiano dalla “lingua del patto costituzionale; una lingua della Pace, o meglio delle Paci, che permetta di ridurre le distanze, nella reale attuazione di ciò che avevano pensato i padri costituenti” (M. De Bernart). Ciò può essere possibile, nel pieno rispetto dei diversi ruoli e delle diverse funzioni che vengono definiti da una “legge che non deve essere vista come punitiva ma regolativa, in cui il poliziotto non deve essere il guardiano ma un amico del cittadino” (M. G. Borriello). Altresì, la lingua del patto costituzionale non può divenire un veicolo per abitare la città, se non ri-partendo da una valutazione (scolastica e di sistema) che sia “affidabile e che permetta di valutare con equità e oggettività, avendo alla base il senso di eticità e di responsabilità di chi valuta nei confronti di chi è valutato” (A. M. Scaglioso). Senza dimenticare la necessità di “andare oltre al principio minimalista di cittadinanza provinciale per arrivare (non solo con l’alfabetizzazione linguistica ma grazie ad una ri-alfabetizzazione culturale, o meglio, interculturale di tutti i cittadini) a un nuovo status di cittadinanza planetaria, senza confini (J. E. Amaducci).