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Visto il tour delle visite settimanali nelle scuole inaugurato dall’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi, probabilmente a qualcuno potrà già sembrare ovvio, scontato e strumentale che un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, On. Sandro Gozi, e il Sindaco della città di Cesena, Paolo Lucchi, “visitino” i ragazzi di una scuola il sabato mattina… ma non è così come può apparire.

Di fronte a quasi duecento persone tra ragazzi e adulti (personale comunale, scolastico e genitori) e senza dimenticare la partecipazione della quasi totalità della Giunta comunale cesenate (con un ringraziamento particolare a Lia Montalti, Assessore alla sostenibilità ambientale con delega ai progetti europei e a Maura Miserocchi, Assessore ai Lavori Pubblici) con la presenza di Gozi e Lucchi per il taglio del nastro che inaugura la conclusione dei lavori del progetto UE “School of the future”, il Comune di Cesena e la Scuola “Tito Maccio Plauto”, a parer mio, hanno simbolicamente decretato il punto di partenza di un nuovo percorso…

 

Certamente, un punto di partenza e non di arrivo. Inoltre, il fatto che l’evento sia avvenuto in occasione della commemorazione delle 129 operaie morte carbonizzate a Boston poco più di 100 anni fa (celebrazione istituzionalizzata a livello internazionale con la “Festa della Donna”) ha dato un valore aggiunto all’inaugurazione di una delle quattro “Scuole del futuro”, presenti sul territorio europeo: la Tito Maccio Plauto.

 

Un valore che si sostanzia ulteriormente nel momento in cui si considera che, senza alcun dubbio, assolutamente la scuola è di genere femminile e ciò non tanto per il genere dell’articolo determinativo che la supporta, oppure per il fatto che il personale scolastico risulta in larga misura del gentil sesso, ma per il fatto che la scuola condivide con la donna il mistero infinito della capacità generante e generativa… Di quella capacità di “dare luce” (ovvero di “ri-mettere al mondo” attraverso le conoscenze) a persone che potranno portare ancor più luce alla comunità di cui fanno parte... La nota massima del filosofo Francesco Bacone… “Tantum possumus quantum scimus” (comunemente tradotta come “Sapere è potere”) ri-elaborata in maniera contemporanea nell’era delle generazioni digital touch, potrebbe più che mai essere intesa come: “il sapere è il potere di dare agli altri, ed a se stesso, la luce della conoscenza per uscire dal buio dell’ignoranza e del consumismo che ci opprime”.

 

Il fatto della presenza di testimonial di eccezione come Sandro Gozi e Paolo Lucchi (che sono oltretutto ex alunni della scuola Tito Maccio Plauto…) può confermare il potere che le conoscenze e il sapere possono mettere a disposizione della nostra comunità.

 

Ben venga se grazie agli interventi di edilizia scolastica sulla Tito Maccio Plauto, avviati già da anni in maniera autonoma dall’amministrazione cesenate attraverso il contributo di finanziamenti europei, si possono economizzare in un anno i costi di ben 413 lampadine, del consumo di 248 televisori e le spese del carburante necessario per percorrere 225.831 km in auto, piantando 1729 alberi che ossigeneranno il futuro della nostra comunità… Ma, viste le condizioni in cui versa la scuola italiana, per l’istruzione cesenate quello di stamattina è, come sopra riportato, un momento di partenza e non di arrivo… Sì di partenza, così come si spera possano essere un punto di partenza l’attenzione e i finanziamenti che il governo intende mettere a disposizione per l’edilizia scolastica e così come si spera che l’esperienza condotta dal Comune di Cesena con l’utilizzo di fondi UE possa essere un esempio sui generis a livello locale e nazionale…

 

Quando si tratta il futuro delle nuove generazioni non si deve nemmeno pensare a risparmiare ma ad investire! Proprio perché questa non vuol essere una battuta retorica, come ho fatto presente durante la cerimonia di inaugurazione, ritengo che i 55.000 euro annuali che l’amministrazione comunale potrà risparmiare per i consumi energetici della Tito Maccio dovrebbero essere re-investiti per il miglioramento dell’offerta formativa degli alunni… Ciò anche tenendo conto che, nel corso degli ultimi anni, i fondi statali ad hoc per il miglioramento dell’offerta formativa si sono ridotti in maniera drastica fino ad arrivare ad un terzo di ciò che era stato messo a disposizione negli anni scorsi. Fondi attraverso i quali le scuole erano riuscite a portare a sistema azioni formative che andavano oltre all’ordinarietà e che prevedevano impegni aggiuntivi dei docenti e del personale scolastico. Azioni educative stra-ordinarie che non saranno più sostenibili e la cui mancanza andrà a ricadere, in negativo, proprio sui bisogni educativi di ogni alunno e di tutta la comunità.

 

Concludendo, oltre a ringraziare Sandro Gozi, Paolo Lucchi, la Giunta, il Comune di Cesena, Energie per la città e tutti coloro (la lista sarebbe lunga e certamente si rischierebbe di dimenticare qualcuna/o) che hanno contribuito a realizzare il progetto “School of the future” voglio stringermi con riconoscimento e gratitudine ai ragazzi, ai loro genitori, al personale scolastico ed in particolar modo ai collaboratori scolastici della Plauto (un tempo chiamati bidelli) che con impegno, fatica, pazienza e disponibilità hanno “accompagnato” i lavori in corso (non dimentichiamoci che, per motivi di scadenze UE, si è trattato di opere edilizie realizzate quasi esclusivamente durante il normale orario delle lezioni, con tutto ciò che questo ha comportato…).

 

Ragion per cui, ritornando a quanto già sopra accennato e ri-pensando ad un educatore eccezionale come don Lorenzo Milani sono assolutamente convinto che, re-investendo sull’istruzione degli alunni cesenati i risparmi ottenuti dalle prestazioni energetiche, si potranno ridurre non tanto i bisogni educativi ma gli ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione, soprattutto per quei bambini e quei ragazzi che, per ragioni di cui non hanno certo colpa, si trovano intralciati nel proprio cammino di conoscenza… senza dimenticare che l’impegno del priore di Barbiana “[…] per gli altri non era generico: era attento a persone concrete, con nome e cognome, e diffidava di quanti girando a vuoto in un vortice di parole e di incarichi ufficiali, rischiavano di non lasciare traccia su niente e su nessuno. (Luigi Ciotti in M. Lancisi, “Il segreto di Don Milani”, Ed. Piemme, 2002, pp.167-168.)

 

Ecco perché… è ora di ri-cominciare a lavorare per la scuola e per l’istruzione!

Grazie a tutti per quanto è stato fatto e buon proseguimento del cammino.

Jaime Enrique Amaducci